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Full text of "La straniera; melodramma in due atti da rappresentarsi nel gran teatro La Fenice, il carnevale dell'anno 1831-1832"

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I 


3>& 

STRANIERA 

MELODRAMMA  IN  DUE  ATTI 

^ix  voc^teóeidctvóv 

NEL  GRAN  TEATRO  LA  FENICE 

IL  CARNEVALE  DELL'ANNO  i33i-3a. 

DI  FELICE  ROMANI 
DEL  MAESTRO  BELLINI 


?1I 

LA  VEDOVA  CASALI  EDITRICE 
M.DCCC.XXXII. 


Direttore  dell'Orchestra 

Mares  Gaetano. 

Primo  Violino  di  Balli 

Capitamo  Girolamo. 

Primo  Violino 

Fiorio  Gaetano. 

Primo  dei  Secondi 

Stramanon  Pietro. 

Prima  Viola 

Ricci  Francesco. 

Primo  Violoncello 
FlORAVANZO  GIUSEPPE» 

Primo  Contrabasso 

Foruco  Giuseppe. 

Primo  Flauto  e  Ottavino 

De  Palli  Giuseppe. 

Primo  Oboe  e  Corno  Inglese 

Salvi  ani  Clemente. 

Primo  Clarino 

Pezzana  Lodovico. 

Primo  Fagotto 
IT  A  ZZI  TlNCENZO. 

Primo  Corno^ 
Ziffra  Antonio. 

Prima  Tromba  e  Tromba  a  Chiave 

\incenti  Gio.  Battista, 
Arpa 

Madama  Gujon. 

PITTORE  DELLE  SCEKE  MACCHINISTA  ED  ILLUMINATORE 

S*G.  BAGNAR A  FRANCESCO  SIG.  ZECCHINI  ANTONIO». 

Membro  delVI.  B.  Accademia  Vestiario 
di  Belle  Arti. 

DI  proprietà'  dell  appaltatore 

ATTREZZISTA 

SIG.  GALXINA  PIETRO.  Direttore  della  Copisteria 

SIG.  GIACOMO  ZAMBONI». 


ARTISTI  DI  DANZA 


Compositore  de*1  Balli. 
Gioja  Ferdinando. 

Primi  Ballerini  Serj  Assoluti 
Maglietta  Luigi  —  Olivieri  Maglietta  Teresa. 

Primi  Ballerini  Serj 
Ronchi  Giuseppe.  —  Turpixi  Bedotti  Giuseppa. 

Primo  Ballerino  Italiano 
D'  Amore  Michele. 

Primi  Artisti  assoluti  per  le  Parti 
Molinari  Niccola.  —  Bencini  Molinari  Giuditta. 

Primi  Ballerini  per  le  Parti 
Bedotti  Antonio.  —  Frontini  Tilli  Giuseppina. 

Altro  primo  Ballerino  per  le  Parti 
Zannini  Paolo. 

Primi  Ballerini  di  mezzo  Carattere 
Bencini  Francesco.  Diani  Adriana. 

Romulo  Raffaello.  Rabbujaù  Tomrnasina. 

Diani  Gaetano.  Romulo  Settimia. 

Paganetti  Carlo.  Baldargi  Annetta. 

Brianza  Giacomo.  Bertolini  Carolina. 

Franzini  Gaetano.  Dr  Amore  Carolina. 

Vienna  Carlo.  Carboni  Teres  a. 

Ceirano  Giuseppe.  Chiesa  Adelaid  e. 

Pizziconi  Emi  Lia. 

Corpo  di  Ballo  N.°  12  Coppie. 

N.°  60  Comparse. 


AVVERTIMENTO, 


iS ebbene  il  Romanzo  da  cui  tolsi  il  soggetto  del 
presente  Melodramma,  sia  noto  abbastanza  al  più  dei 
Lettori^  nulladimeno  mi  sia  permesso  di  presentarne 
un  certo  qual  sunto  per  chiarir  l'antefatto,  il  quale  a- 
vrebbe  richiesta  una  pro  tasi,  se  non  impossibile  a  far- 
s^  difficilissima  certo  in  un  componimento  per  musica. 

Un  cortigiano  del  Duca  di  Pomerania  avea  pro- 
messa alla  bella  Agnese  ,  figliuola  del  suo  Signor  e,  di 
ottenerle  la  mano  di  Filippo  Augusto  re  di  Francia  , 
dov'  essa  li  consegnasse  un  anello,  una  ciocca  de'  suoi 
capelli  e  il  suo  ritratto.  &  incauta  Agnese  prestossi  a 
cotanto  raggiro,  e  in  fatti  divenne  sposa  di  Filippo,  il 
quale  ripudiò  Isamberga,  principessa  di  Danimarca  , 
a  ciò  spinto,  dicono  gli  storici  di  quei  tempi,  da  inespli- 
cabile avversione  :  imperocché  la  notte  istessa  del  suo 
matrimonio  fuggito  era  dalla  stanza  nuziale,  tutto  spa- 
ventato e  compreso  d  orrore.  Colpito  d'anatema  il  re 
di  Francia,  dovette  ripigliare  la  prima  sposa.  Agnese, 
bandita  da  Parigi,  fu  rilegata  in  Brettagna  nel  castel- 
lo di  Karcncy,  ove  Filippo  comandava  che  trattata  fos- 
se da  regina,  anzi  vi  spediva  in  segreto  Leopoldo  , 
principe  di  Merania,  fratello  di  lei,  per  invigilare  sul- 
la sua  sicurezza,  il  quale  stabilivasi  nei  dintorni  sotto 
il  nome  di  Barone  di  V aldeburgo .  Ma  la  misera  A- 
gnese,  nojata  della  sua  pomposa  prigione,  approfittan- 
do del  divieto  avuto  di  lasciarsi  vedere  da  chicchessia, 


lasciò  nel  castello  uri'  amica  che  mollo  le  somigliava^ 
-e  ritirossi  in  una  capanna  solitaria  presso  il  lago  di 
Montolino  a  piangere  in  libertà  la  sua  colpa  e  le  sue 
sventure.  Quivi  pure  ,  perseguitata  dal  suo  tristo  de* 
stinOj  non  potè  trovar  pace  ;  imperocché  i  rozzi  abi- 
tanti dei  dintorni  vistala  fuggire  ogni  consorzio  ,  an- 
dar coperta  da  un  velo  e  gemere  nei  luoghi  più  deser- 
ti, presero  a  temerla  qual fattucchiera^  e  a  crederla  ta- 
le*, di  maniera  che  invogliarono  di  conoscerla  il  conte 
Arturo  di  Ravenstel,  discendente  dagli  antichi  princi- 
pi di  Brettagna^  giovane  ardentissimo  ?  il  quale  s'  in- 
namorò perdutamente  di  lei,  e  deliberò  di  sposarla i  seb- 
bene già  fidanzato  ad  Isolcttar figliuola  del  sig.  di  Mon- 
tolino. Le  conseguenze  di  questo  amore  formano  il  no- 
do deW  azione,  e  in  essa,  io  spero,  appariranno  chia- 
ramente^ ad  onta  degli  ostacoli  che  mi  si  fecero  in- 
nanzi in  un  soggetto  così  fantastico  ,  e  più  di  tutto  a 
malgrado  de/P  impostami  necessità  di  non  troppo  di- 
scostarmi  dalP intenzione  del  Romanziere. 


Felice  Romani. 


L  A 

§  1  1  &  lì  lì  1  11 


PERSONAGGI 


ÀLAIDE  (  La.  Straniera  ) 
Signora  Giuditta  Grisi. 

Il  Signore  di  MONTOLINO 
Sig.  Natale  Costantini. 

ISOLETTA,  di  lui  figlia,  fidanzata  ad 
Signora  Ann'ma  Del  Sere. 

ARTURO,  Conte  di  Ravenstel 
Sig.  Domenico  Reina. 

Il  Barone  di  VALDEBURGO 

Sig.  Domenico  Cosselli. 

IL  PRIORE  degli  Spedalieri 
Sig.  N.  N.  ' 

OSBURGO,  confidente  di  Arturo 
Sig.  Alessandro  Giacobini. 

CORI  e  COMPARSE 
Dame  e  Cavalieri  —  Gondolieri  e  Pescatiici  —  Spedalieri 
Cacciatori — Guardi  e 
Vassalli    di  Montolino. 

Maestro  al  Cembalo,  Istruttore  e  Direttore  de' Cori 
di  Donne  e  Uomini 
Sig.  LUIGI  CARCANO. 
Rammentatore 
Sig.  ANTONIO  FAVRETTO. 

JL7  azione  è  in  Brettagna  nel  Castello  di  Montolino 
e  nei  dintorni 

L'epoca  è  del  i3oo  circa. 
I  versi  virgolati  si  omettono  per  brevità. 


SCENA  PRIMA. 


Atrio  nel  Castello  di  Montolino  :  di  fronte  il  lago,  e 
al  di  là  del  lago  veduta  del  villaggio  illuminato. 

Quanto  si  vede  indica  che  si  sta  celebrando  una  festa. 
Si  festeggia  in  fatti  l'anniversario  in  cui  la  Brettagna  è  stata  re- 
stituita dagl'Inglesi  a  Filippo  Augusto  ,  e  il  vicino  matrimonio 
à  Isoletta  di  Montolino  con  Arturo  di  Ravenstel. 

Il  lago  è  sparso  di  navicelle  addobbate  e  illuminate.  Q,de- 
si  da  lontano  una  lieta  armonia  e  festose  voci  di  applauso.  A  poco 
a  poco  si  sente  distinto  il  canto  :  ed  ora  da  una,  ora  dall'  altra 
navicella,  uomini  e  donne  cantano  le  seguenti  strofe  a  Coro  : 


Coro  I.  d'uomini. 


oga,  voga,  il  vento  tace, 


Splendori  gli  astri  in  cielo  azzurro  } 


Sol  con  placido  susurro 
Bacia  i  lidi  il  dolce  umor. 


Voga,  voga  :  è  Palma  pace 
Messaggera  delPamor. 


Coro  I.  di  donne. 


O  Castel  di  Montolino, 

DelP  amor  già  sei  soggiorno  \ 


io  ATTO 

Quando  spunti  il  nuovo  giorno 
Lo  sarai  ci'  Imene  ancor. 
Voga,  voga  :  egli  è  vicino 
Di  due  cori  a  fare  un  cor. 

Cogo  li,  d'uomini. 

Lievi,  lievi  in  sen  del  lago 
Tuffan  Pali  amiche  aurette  \ 
E  la  luna  vi  riflette 
Il  suo  placido  splendor. 

Voga,  voga  :  elP  è  l'imago 
D'  innocente  e  casto  ardor. 

Coro  II.  di  donne. 

A  noi  reca  un'aura  pura 
L'olezzar  del  suol  fiorente  : 
Al  romor  della  corrente 
Mesce  il  lido  il  suo  romor. 

Voga,  voga  :  è  la  natura 
Che  si  desta,  e  sente  amor. 

SGENA  II. 

Yaldeburgo  e  Isoletta. 

Vald,  Trista  e  pensosa,  mentre  a  te  d'intorno 
Tutto  sorride,  abbandonar  sì  tosto, 
Isoletta,  puoi  tu  la  nobil  festa 
Che  delle  nozze  tue  precede  il  giorno  ? 

Isol.   Col  cuor  trafitto  dalla  festa  io  torno. 
Sì5  Valdeburgo,  a  te  d'Arturo  amico, 


PRIMO  1 1 

A  te,  pietoso  cor,  tutte  io  confido 
Le  segrete  mie  pene. 
Gioia  da  questo  Imene 

Più  sperar  non  poss'io ...  Cambiato  è  Arturo, 
Crudelmente  cambiato  ...  Un  altro  oggetto 
Su  queir  anima  ardente  arbitro  impera. 

Vald.  Altro  oggetto  !  e  il  sai  tu  ? 

Isol  Sì  :  la  Straniera. 

Vald.  Che  dici  ?  ignota  donna, 

Raminga,  errante  e  da  ciascun  fuggita, 
Preporre  a  te,  spirto  gentile  e  raggio 
D'innocenza  e  beltà  ?  Deh  !  non  pensarlo, 
Vano  sospetto  ei  fia. 

Isol.  Fatto,  ahi  !  fatto  è  certezza  alPalma  mia  ... 

(  dopo  aver  guardato  intorno^  prende  Valdeburgo  con 
precauzione^  e  gli  dice  : 
Io  la  vidi. 


Vald.  Tu  !  che  ascolto  ? 

Dove?  quando  ? 
Isol.  Jer,  sul  lago. 

Vald.  E  ti  parve  ? 

Isol.  Agli  atti,  al  volto. 


Non  mortai,  divina  imago  ... 
Ma  il  suo  schifo  a  me  dannante 
Via  sparì  com'ombra  errante, 
E  ne  usciva  un  suon  dolente, 
Qual  sospir  d'un  cor  morente^ 
E  d'Arturo  al  nome  unita 
Questa  voce  di  dolor  : 
Ogni  speme  è  a  te  rapita 
Che  riponi  nell'amor. 

Vald.  Qual  mistero  ! 

Isol  II  più  funesto  ... 


i2  ATTO 

Io  ne  tremo. 
Vald.  E  Arturo  intanto  ?  ... 

IsoL  Più  noi  veggo. 
Vàld.  Oh  !  come  presto, 

Per  te  sorse  il  dì  del  pianto  ! 
Giovin  rosa,  il  verghi  seno 
Schiudi  appena  al  ciel  sereno, 
E  già  langui  scolorita, 
Gioco  al  vento  struggitor, 
Ah  !  Paurora  della  vita 

E  Paurora  del  dolor  ! 
Ma  fa  core  :  è  forse  Arturo 
Meno  reo  che  tu  non  credi. 
IsoL  Mi  abbandona  lo  spergiuro  ^ 

E  in  che  istante,  oh  Dio!  tei  vedi.! 
Vald.  Spera,  ah  !  spera  ... 

IsoL  Ognor  presenti 

Al  pensier  ho  quegli  accenti ... 
(      Ogni  speme  è  a  te  rapita 
(      Che  riponi  nelPamor. 
Vald.         (  Ah  !  P  aurora  della  vita 
(      E  Paurora  del  dolor  ! 

SCENA  III. 

Odonsi  grida  lontane.  Una  navicella  bruna  attraversa  il  lago: 
vedesi  in  essa  la  Straniera  coperta  d'un  velo  nero.  Molte  barche 
Tinseguono. 


Coro  La  Straniera  !  la  Straniera!   (in  lontano 

Jsol.  Cielo  !  è  dessa.  (sbigottita  riconosccnd. 

Coro  Ahi  !  trista  festa, 

Se  Piniqua  fatucchiera 


PRIMO  io 

Del  suo  aspetto  la  funesta  ! 
Isol.  Odi  !  Ahi  lassa!  è  vero,  è  vero. 

[tremante  a  V  aldebiirgo) 
Vaici  Sgombra,  ah  !  sgombra  un  van  timor. 

Precidetele  il  sentiero. 
Coro  Si  raggiunga. 

SCENA  IV. 

Accorrono  da  varie  parti  il  signor  di  Moktolino,  Osburgo, 
ed  altri  cavalieri  ec.  Isoletta  è  tremante  appoggiata  a  Yalde- 

BURGO. 

Mon.  Qual  romor  ! 

Che  mai  veggo  ?  figlia  !  ... 

(Veggendo  Isoletta^  e  accorendo  a  lei.) 
Isol.  Ah  padre  ! 

Odi  tu  ?  sciagura  a  noi. 
Mon.  e  E  tu  pur  di  vili  squadre 

Coro  II  terror  divider  puoi  ? 

Isol  La  Straniera  !...  Arturo!...  oh  ambascia! 

Trema  il  cor,  nè  sa  perchè. 
Osb.^  Mont.  e  Coro. 

Lo  spavento  al  volgo  lascia  ^ 
Troppo  indegno  egli  è  di  te. 
(  Isoletta  si  avvicina  a  Valdeburgo^  e  con- 
ducendolo in  disparte  le  dice  con  som- 
ma passione.) 
Isol.  Oh  tu  che  sai  gli  spasimi 

Di  questo  cor  piagato, 
Tu  solo  puoi  comprendere, 
Se  giusto  è  il  mio  terror. 
Deh  !  per  pietà,  confortami, 


i/f  ATTO 

Conduci  a  me  P  ingrata  • 
Oppur  mi  assisti  a  reggere 
Al  peso  del  dolor. 
Vald.  Nascondi  altrui  le  lagrime, 

Acqueta  il  cor  turbato  ^ 
Io  spero,  io  voglio  riedere 
A  te  consolator. 
Ma  se  restar  tu  vittima 
Dovessi  di  un  ingrato, 
Un  seno  dove  piangere 
E  a  te  serbato  ancor. 

Coro:  Mon.^  Osò. 

Ritorna  ai  giochi,  e  mostrati 
Con  volto  men  turbato  :; 
Non  far  che  il  nostro  giubilo 
Rattristi  il  tuo  timor. 
(  /soletta  parte  con  Valdeburgo  seguitata 
dal  Coro,  A  poco  a  poco  la  scena  rima- 
ne vuota.  ) 

SCENA  V.. 

MONTOLINO  e  OSBURGO. 


Mon.  Osburgo?  ...  Io  non  divido 
La  sicurezza  tua. 

Osò.  Tu  pur  col  volgo 

Temerai  la  Straniera  ? 

Mon.  Arturo  io  temo. 

Questo  disprezzo  estremo 
\y  Isoletta  e  di  me,  questo  sì  strano 
De'suoi  doveri  oblio,  d'onde  in  lui  nato  ? 


PRIMO  i5 
Osb.  Da  un  cor,  ben  tei  diss'io,  sempre  agitato. 

?j  Un  inquieto  istinto 

55  Di  tristezza  lo  pasce,  e  lo  strascina 

55  Ove  geme  l'affanno  e  la  sventura 

55  Nelle  vietate  mura; 

55  Ove  nascosta  ad  ogni  sguardo  alberga 

55  La  bandita  dal  trono  e  dagli  altari, 

55  Agnese  di  Merania,  osò  l'insano 

»  Con  suo  periglio  penetrare  un  giorno, 

55  Saper  lo  dèi. 
Mori.  55  Fama  ne  corse  intorno. 

5?  Giusta  lo  spinse  allora 

55  Pietà  d'Agnese,  chè  la  sua  caduta 

»  Di  stupore  colmò  l'Europa  intiera. 

55  Ma  d'ignota  straniera 

55  Perchè  tanto  pensier  ?  ... 
Osb.  55  Pietade  istessa 

»  Lo  guida  a  lei,  perchè  la  crede  oppressa. 
Mon.   55  Funesta  al  suo  riposo 

55  Indole  è  questa  ... 
Osb.  55  E  la  lusinga  e  nutre 

55  Questo  stranier,  misterioso  anch'esso, 

55  Che  di  tanta  amistade  a  lui  si  è  stretto. 
Mon.  ?5  Ben  dici  :  e  aver  sospetto 

55  Dobbiam  di  tutti. 
Osb.  55  E  sovra  tutti  attento 

5?  Io  veglierò  55.  Ad  ogni  costo,  sposo 

Fia  d'Isoletta  tua  l'unico  germe 

De'  nostó  prenci  ... 
Mon.  Me  possente  a  un  tempo, 

E  te  ricco  farai.  Purché  si  stringa 

Cotesto  nodo,  l'avvenir  non  curo. 
Osb.  In  me  riposa  -  È  ne'miei  lacci  Arturo,  (partono.) 


ATTO 


SCENA  VI. 

Interno  della  capanna  ov'abita  la  Straniera. 
Arturo  entra  guardingo,  ec. 

Art.  E  sgombro  il  loco  ...  Rimaner  degg'io, 
O  non  visto  partir  ?  -  Beato  albergo, 
Irresistibil  forza, 

Come  un  magico  cerchio,  in  te  m'arresta  : 
L'  aura,  sì  Paura  eh5  ella  spira  è  questa. 

{f  inoltra  ec.) 

Oh  !  potess'io  scoprire, 

Cara  donna,  chi  sei  ^  scioglier  potessi 

Il  velo  in  cui  ti  copri  anco  a  te  stessa  !  ... 

(  s'accorge  di  un  ritratto  ec.) 
Un  ritratto  ?  ...  veggiam ...  è  dessa,  è  dessa. 
Ricco  manto  la  copre,  il  crin  le  cinge 
Serto  di  gemme  ...  Eri  tu  dunque  un  tempo 
Più  felice,  mio  ben.  Parla,  deh  !  parla. 
Più  felice  di  pria  può  farti  Arturo , 
Se  confidarti  alPamor  suo  consenti  ... 

(odesi  da  lontano  un  suono  di  liuto.) 
Qual  suon...Essa  è  Alaide...  oh  cari...  accenti! 

Una  voce  che  canta  da  lontano 
I. 

Sventurato  il  cor  che  fida 

Nel  sorriso  delPamor. 
Brilla  e  muor  qual  luce  infida 
Che  smarrisce  il  viator. 
Art.  E  mesta  la  sua  voce. 

Meste  come  il  suo  cor  son  le  sue  note. 


PRIMO 

Voce  più  vicina 
ih 

Infelice  il  cor  che  apprezza 

Alto  stato  e  verde  età. 
Una  larva  è  la  grandezza, 
Fior  caduco  è  la  beltà. 
Art  »  Fortunato  chi  puote 

»  Dar  confortò  a  quell'alma,  e  far  che  un  riso 
»  Torni  a  brillar  su  juelPamabil  viso  ! 

Voce  i  icin issim a . 

III. 

Ogni  speme,  ogni  ventura 
Lunghi  dì  durar  non  può. 

Solo,  ahi  !  solo  il  pianto  dura, 
E  per  sempre  io  piangerò. 

SCENA  VII. 

Arturo  va  per  uscire  :     incontra  in  Alaide. 
M  è  vestita  di  nero. 

Art.  Alaide! 

Alai.  Che  miro  .  In  queste  soglie, 

Sciagurato,  che  cerchi? 
Art  A  te  vicino, 

Un  istante  di  pace. 
Alai.  E  meco  il  lutto, 

La  sventura,  il  dolor. 
Art.  Divider  teco 

Tutto  il  peso  vogF  io  de'mali  tuoi. 
Alai  Dividere  i  miei  mali  ?  ah  tu  noi  puoi  ! 


18  ATTO 

Compiangimi  soltanto  • 

Altro  non  t'  è  concesso. 
Art.  In  tuo  soccorso 

Forse  il  cielo  m'invia.  Credilo  a  questo 

Che  mi  spinge  ver  te  potere  arcano  ; 

Credilo  alPamor  mio.  T' amo,  lo  sai, 

E  son  tuo,  tuo  per  sempre,  io  tei  giurai. 
Alai.  Tenero  cor  !  (  che  dico  ! 

Ove  trascorro  ?  )  Va^  lasciami,  fuggi, 

Non  t'  appressar.  Insuperabil  pose 

Fra  noi  barriera  il  Ciel.  Deh  !  non  punirlo 

DelPamor  suo,  gran  Dio  ! 

Sola  io  merto  soffrir ...  La  rea  son  io. 
Art.  Che  ascolto  !  E  fia  verace 

Dunque  la  fama  ?  E  tu  proscritta,  errante, 

Infamata,  avvilita  ... 
Alai.  Cessa!  ah!  cessa!  qual  voce  hai  proferita? 

Non  io,  non  io,  t'avrei 

Oltraggiato  così,  se  al  mio  cospetto 

Accusato  ti  avesse  il  mondo  intero. 

Esci. 

Art.  Ah  !  m'odi  :  io  t'ofFesi,  è  vero,  è  vero. 

Serba,  serba  i  tuoi  segreti  ; 
Rispettarli  ognor  prometto  : 
Ma  eh'  io  t'ami  invan  mi  vieti 
Mio  destino  è  questo  affetto  : 
Tu  sei  Paura  ch'io  respiro, 
Sei  la  luce,  il  sol  ch?  io  miro  : 
Quanti  beni  ha  il  mondo  e  il  cielo 
L'amor  tuo  mi  può  donar. 

Alai.    Taci,  taci}  è  l'amor  mio 
Condannato  sulla  terra; 
Associarti  non  poss'  io 


PRIMO  i, 
,  Al  destili  che  mi  fa  guerra. 

Segui  il  tuo,  del  mio  migliore, 

Me  cancella  dal  tuo  core*.. 

Ah  !  cosi  potessi  anch'  io, 

Te  dal  cuore  cancellar. 
Art.     M'ami  adunque?  oh  gioia  estrema! 

M'ami,  e  speri  d'  obliarmi  ? 
Alai.    Io  lo  debbo...  Parti,  e  trema... 

Più  infelice  almen  non  farmi. 
Art.     Te  vo5  lieta,  te  felice  \ 

Farti  tale  ancor  mi  lice. 

Da  regnanti  io  son  disceso. 

Posso  un  serto  a  te  recar. 
Alai.    Ahi  !  funesto,  ahi  tristo  peso  ! 

Qui  deserta  io  vo'  spirar. 

a  2. 

Art.         Ah  !  se  tu  vuoi  fuggir 

Il  mondo  e  il  suo  splendor., 

Io  ti  saprò  seguir 

In  un  deserto  ancor. 

Qualunque  sia  sentiery 

Ameno  fia  con  te  ^ 

Parrà  la  vita  a  me 

Un  sogno  di  piacer. 
Alai.        Ah!  non  ti  lusingar  ! 

Ti  perde  il  tuo  desir. 

Io  nacqui  per  penar, 

Per  fare  altrui  soffrir. 

Si  oscura  il  ciel  per  me, 

Per  me  s'  attrista  il  Sol  ; 

Mi  regge  appena  il  suol, 

Perchè  coprir  mi  de. 

(si  sente  di  lontano  suono  di  caccia) 


ATTO 
Odi ...  qual  suon  ! 

Si  adunano 
I  cacciatori  intorno. 
Irne  dèi  tu  :  festeggiano 

Delle  tue  nozze  il  giorno. 
Io  del  castel  la  vergine 

Sposata  ancor  non  ho. 
Insano,  e  me  far  vuoi 
Rea  dei  spergiuri  tuoi  ? 
E  sempre  a  far  dei  miseri 
Dannata,  o  ciel,  sarò? 
Me  sciagurata  L. 

Ah!  calmati! 
Addio  per  sempre  ... 

Ah!  no! 

a  2 

Alai.  Un  ultimo  addio 

Ricevi,  infelice  5 
Di  più  non  pos-s'io; 
Di  più  non, ti  lice  : 
Quel  pianto  mi  cela 
Che  il  ciglio  ti  vela... 
Pregare  tu  dèi, 
Non  pianger  per  me, 
Neil'  ore  serene 

Che  il  ciel  ti  sorride, 
Deh  !  pensa  che  in  pene 
Lasciasti  Alaide } 
E  un  raggio  di  calma, 
Implora  ad  un'  alma 
Che  forse  più  misera 
EN  fatta  per  te. 


20 

ArL 

Alai, 

ArL 

Alai. 

ArL 

Alai. 

ArL 


PRIMO  ai 
Art.  Ch'  io  possa  lasciarti  ! 

Crudel,  non  ho  core  : 
Dovevi  mostrarti 
Men  degna  d' amore. 
Per  chi  t5  ha  veduta, 
Per  chi  V  ha  perduta, 
Un  peso  è  la  vita, 
Soffribil  non  è. 
Se  V  ira  ti  preme 
Degli  astri  tiranni. 
Ci  colgano  insieme, 
Ci  oppriman  gli  affanni  : 
EN  mia  la  tua  sorte 
In  vita  ed  in  morte, 
O  teco  sommerso, 
O  salvo  con  te. 

SCENA  Vili. 

Luogo  remoto  ov'  è  posta  la  capanna  della  Straniera 
ombreggiata  da  piante  silvestri.  — -  Di  prospetto  s'in- 
nalzano alcune  rupi,  a  piedi  delle  quali  è  il  lago. 

Odonsi  da  lontano  suoni  di  corno  e  grida  confuse  coi  suoni,  in- 
dizio di  romorosa  caccia.  Le  grida  a  poco  a  poco  si  avvicina- 
no, e  suonano  distinte  :  attraversano  quindi  la  scena  varii  cac- 
ciatori :  indi  Osburgo  e  Cono. 

Voci  lontane. 

1.  Campo  ai  veltri. 

2.  Il  cervo  è  uscito. 

3.  Corre,  vola. 

4.  Si  dilegua. 


22  ATTO 

Tutti    Via  pei  clivi  è  già  sparito  ...  (sortono) 
Giù  pel  piano  ognun  P  insegua. 

Osb.  e  Lungo  il  lago,  dove  i  boschi 

Coro    Son  più  densi,  son  più  foschi, 
Un  drappel  veloce  scenda 
Ogni  varco  a  rinserrar. 
Corra  un  altro  e  i  colli  ascenda, 

L'ardue  cime  ad  occupar. 
(Alcuni  cacciatori  corrono  u  sinistra  della  selva; 
altri  salgono  di  fronte  e  si  perdono  fra  i  diru- 
pi. Rimane  Osburgo  e  trattiene  porzione  di 
cacciatori^) 

Osb.     Questo  è  il  luogo  ...  Là  ...  in  quel  tetto 

La  Straniera  fa  soggiorno. 
Coro    Abborrito,  orrendo  oggetto! 
Osb.     Di  punirla  è  presso  il  giorno. 
Coro    Sì,  punirla. 
Osb.  Vi  frenate; 

La  promessa  rammentate . . . 
Tutti   Qui  non  visti  -  qui  segreti, 

Appiattati  -  queti,  queti, 

Esploriam,  spiam  gl?  indegni 

Suoi  pensieri,  suoi  disegni  .  .  . 

Con  qual  arte,  con  che  modi 

Tragge  Arturo  a  vaneggiar. 
Scopri  rem  le  inique  frodi } 

Le  sapremo  vendicar.  (si  disperdono) 

SCENA  IX. 


Valdeblrgo  e  Arturo. 
Vald.  Ti  trovo  alfin.  {incontrandosi) 
Art.  Tu  di  me  in  traccia  ? 


PRIMO 

Vald.  Tutti 
Sono  in  traccia  di  te.  Stupisce  ognuno 
Che  delle  nozze  tue  fugga  tu  stesso 
Il  lieto  festeggiar  5  ma  un  cor  ne  geme, 
Un  cor  non  preparato  a  tal  ferita. 

Art     Oh  !  Valdeburgo!  a  me  tu  porgi  aita. 

10  d'  Isoletta  apprezzo 

La  candid'  alma,  la  beltà  ne  ammiro, 

11  dolce  favellar,  gli  atti  soavi:, 
Ma... 

Vald.  Prosegui. 

Art  Io  non  l'amo. 

Vald.  Ah  !  tu  F  amavi. 

Sì,  tu  Famavi,  Arturo, 
Pria  che  i  tuoi  sensi  affascinar  sapesse 
Donna  indegna  di  te,  proscritta,  oscura, 
E  infame  forse  ;  tal  d' intorno  è  grido, 
Tal  ogni  labbro  con  orror  ne  parla. 

Art.     O  amico  !  odila  pria  di  condannarla. 
Vuoi  tu  del  cieco  volgo 
Prestar  fede  alle  accuse? 

Vald.  E  tu  più  cieco 

Al  desio,  che  t5  illude  ?  Ah!  squarcia,  amico, 
Squarcia  la  benda  alfìn,  ricovra  in  seno 
DelF innocenza:  ella  V  attende  ancora, 
Bella  senza  prestigi,  e  a  te  sorride . .. 

Art     E  tu  vedi,  o  crudel,  vedi  Alaide. 
Sì  :  questa  grazia  imploro, 
Valdeburgo,  da  te.  .  .  Vedila  e  poi, 
Se  consigliar  mi  puoi 

Che  per  sempre  io  la  fugga  ...  io  tei  prometto 
La  fuggirò  . . . 
Vald.  La  tua  promessa  accetto. 


24  ATTO 
SCENA  X. 

Mentre  si  avviano  verso  la  capanna  di  Alaide  vedesi  el- 
la stessa  uscire  dalla  foresta. 


Ari  Eccola. 

Alai.  Cielo!  (Veggendo  Vald.) 

Vald.  Agri.  .  .  (correndo  a  lei) 

Alai.  Taci! 

Ah  !  qual  gioia  . . .         (si  abbandona  nelle  brac- 
cia di  Vald.  che  la  stringe) 
Art.  (  guardando  entrambi  turbato)    (  Oh  sospetto  !  ) 
Vald.  (  accorgendosi  delP agitazione  d?  Art.  ) 

Arturo  !  sgombra 

I  dubbi  tuoi:  de'  miei  prim?  anni  io  vedo 

La  compagna  in  costei.  Credi. 
Art.  Tel  credo. 

Poiché  la  stringi  al  seno, 

Ella  è  scolpata  assai:  libero  io  posso 

Senza  rimorso  amarla. 

(Si  appressa  con  trasporto  ad  A  laide.   Vald.  lo 
prende  per  un  braccio  e  lo  allontana.) 
Vald.  Ah!  fuggi:  più  che  mai  tu  dèi  scordarla. 
Art.  Io  !  che  mai  dici  ?  .  . . 

Alai.  Ahi!  misera! 

Vald.        Fuggir,  fuggir  la  dèi. 
Art.  Parla:  perchè? 

V ald.  Noi  chiedere. 

Art.         È  forse  colpa  in  lei  ? 
Vald.  No. 

Art.  altri  amante  è  forse  ? 

Vald.  No. 


PRIMO 
Art.  D'  altri  sposa  ? 

Vald.  No. 

Art.        Dunque  chi  puote  opporse  ? 

Vald.       Tutto  . 

Alai.  Ah!  non  dirlo. 


Art.  (con  impeto  )  Il  so. 

Tu  sol  t'opponi,  o  perfido  .  .  . 
Ornai  squarciato  è  il  velo. 

(  per  impugnare  la  spada  ) 

Alai.  Gessa. 

Vald.  Insensato  !  ascoltami. 

A»rt.     Tu  mi  tradisci. 
Alai.  Oh!  cielo! 

Art.         Almen  tu  parla,  e  aita    (ad  Alaide  ) 
La  mente  mia  smarrita 
Pronunzia  un  solo  accento  : 
Di'  che  rivai  non  ho. 
Alai.    Deh  !  m'  odi . . . 
Art  Un  solo  accento. 

(  con  tutto  r  impeto  della  gelosia) 
Rivai  mi  è  desso? 
Alai.  Ah!  no. 

(  Un  momento  di  silenzio.  A  laide  si  volge  come 
supplichevole  a  Vald.  che  la  guarda  fisamente 
come  in  aria  di  rimprovero.  Arturo  si  avvicina 
a  lui.) 

Vald.   No  :  non  ti  son  rivale  } 

Non  io  ti  tolgo  a  lei. 

Necessità  fatale 

Ti  vieta  amar  costei. 

Ti  arrendi  al  prego  estremo 

Di  chi  ti  è  amico  ancor. 
Art.     Ah!  se  non  m'  è  rivale, 


26  ATTO 

Che  vuol  da  me  costui? 

Per  qual  poter  fatale 

Tremi  dinanzi  a  lui  ? 

Qualunque  ei  sia,  noi  temo. 

Il  mio  potere  è  amor. 
Alai.        No:  tu  non  hai  rivale... 

Io  più  non  amo,  il  sai ... 

Ma  se  di  me  ti  cale. 

Lasciami  in  pace  ornai. 

Per  me  disastro  estremo 

É  il  tuo  funesto  amor. 
Vaiti.  Poiché  senno  in  lui  non  resta, 
Nè  virtù  di  cavalier, 

Tu  mi  segui.  (ad  Alaide) 

Ari.  (snuda  la  spada)  Arresta,  arresta, 

Un  di  noi  qui  dee  cader. 
Vald.  Sconsigliato'!        (ponendo  la  mano  sulla  spada) 
Alai.  Ah!  ver  non  sia... 

La  tua  vita,  Arturo,  è  mia. 
Art.  Oh  !  Ala'ide  !  parla,  imponi, 

Qual  più  vuoi  di  me  disponi. 

Tutto,  fuor  che  altrui  lasciarti, 

Tutto  Artur  per  te  farà. 
«  Alai.  Cedi  adunque,  ah!  cedi  e  parti... 
Art.  Ti  vedrò? 

Alai.  Lo  giuro...  Va. 

a  5 

Art      Cedo,  cedo}  a  te  m'involo, 
Ma  un  accento  mi  conforti. 
Dimmi  almeno,  dimmi  solo 
Che  perdoni  a'  miei  trasporti, 
Che  la  smania  non  t' offende 


PRIMO  27 

Il  tumulto  del  mio  cor. 
Alai.    Mi  vedrai,  mia  fè  n'avesti,  9 

Ma,  deh!  va,  se  amor  mi  porti... 

Tu  mi  perdi  se  più  resti, 

Se  rinnovi  1  tuoi  trasporti... 

Da  te  sol,  da  te  dipende 

Ogni  ben  ch'io  spero  ancor. 
Vald.    Vanne  alfine,  o  sciagurato, 

Al  dover  più  non  opporti, 

Arrossir,  in  te  tornato, 

Tu  dovrai  de'  tuoi  trasporti! 

Del  furore  che  t'accende 

Proverai  rimorso  in  cor. 

(si  dividono  e  partono  per  diversa  via) 

SCENA  XI. 

Arturo,  indi  Osburgo  e  C.*ociatori. 

(Comincia  a  poco  a  poco  ad  oscurarsi  il  cielo,  e 
a  minacciare  tempesta^  che  nelP  ultima  scena 
scoppia  con  estrema  violenza.  Arturo  rimane 
lungamente  immobile  e  assorto  in  profondi 
pensieri) 

Art.    Che  mai  penso  ?  Un  dubbio  atroce 
Mi  rimane,  e  il  cor  mi  preme... 
Si  discacci...  Ah!  la  sua  voce 
Non  si  acqueta,  e  ognor  più  freme... 
Rio  presagio  !...  il  ciel  si  oscura. 
Trista  e  squallida  è  natura... 
Ogni  oggetto  il  lutto  veste 
Di  un  tradito  e  morto  amor. 
Ah!  fuggiam...  son  larve  queste... 


28  ATTO 
Sogni  son  del  mio  timor. 
(  si  avvia  per  partire  :  esce  Osburgo  dal  lato  op- 
posto eoi  Coro) 

Osb.  e  Coro. 

Odi,  Artur... 
Art.  Mi  lascia. 

Coro  Ah!  riedi} 

Non  partir  ...  Tu  sei  tradito. 
Art.       Io?  da  chi...  [ritorna  indietro) 

Coro        Da  chi  più  credi  {circondandolo) 

Fido  a  te,  V  inganno  è  ordito  ... 
Art.       Come?  dove?... 
Coro  La  Straniera 

A  cui  fò  tu  presti  intera... 

Valdeburgo,  a  cui  tu  cieco 

Ti  abbandoni  e  ognora  hai  teco, 

Da  gran  tempo  accesi  in  petto 

Da  segreto  e  vile  affetto. 

Paventando  che  il  tuo  scorno 

Possa  alcuno  a  te  scoprir  ... 
Di  nascosto  al  nuovo  giorno 

Han  deciso  di  fuggir  ... 
Art.       Ciel  che  sento! 
Coro  Noi  nel  bosco, 

Non  veduti  dagl'indegni, 

Col  favor  delP  aer  fosco, 

Tutti  udimmo  i  lor  disegni... 

Hanno  entrambi  a  te  celato, 

A  te  finto  e  nome  e  stato... 

Ambidue  dai  patrii  liti 

Fur  cacciati,  fur  banditi... 

Accusati  d' inudite 

Di  esecrande  reità. 


PRIMO  29 
"Art,  Ah!  cessate  ...  non  seguile 

Coppia  rea  !  tremar  dovrà. 
Coro  Taci,  taci ...  acqueta  P  ire  ... 

Fingi  ancor,  non  ti  scoprire  ... 

Non  dar  campo  ai  menzogneri 

D'  inventar  più  rei  misteri  ... 

Ti  convinci  da  te  stesso 

Dove  giunga  il  loro  eccesso  ... 

Poi  prorompi,  e  sia  bandita 

Ogni  voce  di  pietà  ... 
Art.   Oh  !  perfidia  ! 
Coro  Fia  punita. 

Art.   Oh  !  furor  ! 
Coro  Si  sfogherà. 

(il  Coro  tragge  seco  Art.  e  si  disperde) 

SCENA  XII. 

Alaide  e  Valdeburgo  escono  dalla  capanna  ; 
indi  Arturo  che  si  cela,  ec. 

Alai.  Ah  !  non  partir  :  già  stende 

Oscura  notte  il  velo  : 

Fosco,  nebbioso  è  il  cielo  : 

Non  una  stella  appar. 
Vald.  Finche  un  sol  raggio  splende, 

E  gli  elementi  han  posa, 

Per  la  foresta  ombrosa 

Saprò  la  via  trovar. 
Alai.  Ti  rivedrò  ? 
Vald,  Domani. 
Art.    (Ecco  gP  indegni  insieme.) 
Alai.  Pensa  che  a  me  rimani 

Unica  guida  e  speme. 


3o  ATTO 

Art.  (Perfida!) 

V ald.  E  tu  sovvienti 

De5  sacri  giuramenti  : 

Tu  dèi  fuggire  Arturo, 

Tu  dèi  con  ine  partir. 
A lai.  Oh  !  Leopoldo!  io  giuro 

I  passi  tuoi  seguir. 

V ald.  e  Alaide. 

Addio  per  poco  !  addio 
Fino  alla  nuova  aurora  f 
Saremo  uniti  allora 
Per  non  lasciarci  più. 
Art.  (  Empio  !  V  estremo  addio 
All'  infedel  dai  tu.  ) 

SCENA  XIII. 

Valdeburgo  riconduce  Alaide  alla  capanna  :  quand1  essa  è 
rientrata,  esce  Arturo  dal  suo  nascondiglio. 

A rt.   Leopoldo  ! 

Vald.  Oh  !  ciel  !  quai  nome  !  (datf  aho) 

Art.  Leopoldo! 

Vald.  Artur  !  (riconoscendo  la  voce) 

Art.  Discendi. 

V ald.  Che  vuoi  tu  ? 

Art.  Vendetta. 

(  con  voce  repressa  e  con  tutto  P impeto  del 

furore  ) 

Vald.  Come  ? 

Art.    Mal  t' infingi  :  ti  difendi. 
Vaiò  Qual  furor  ! 
Art.  Estremo  è  desso. 


PRIMO  3i 
Vald.  Chi  lo  accende  ? 
u4rt.  Tu  ...  tu  stesso. 

Vald.lo?  ... 

Art.   Si ...  taci,  e  il  ferro  stringi, 

Se  pur  senso  è  in  te  dJ  onor. 
Vald.  Sciagurato,  a  che  m'astringi  ?  ... 

(Combattono;  V aldeburgo  retrocede  incalzato  da 
Arturo  fino  alla  riva  del  lago:  è  ferito^  e  va- 
cilla ) 
Art.  Muori. 

Vald.  Oh  !  Arturo  !  (cade  nel  lago) 

SGENA  XIV. 

Comparisce  dalla  capanna  di  Alaide  con  una  face  in  mano. 

Alai.  Qual  romor  ! 

(  s?  incontra  in  Arturo  che  scende  furioso  ) 
Chi  vegg'  io  ? 
Art.  Son  vendicato. 

Alai.  Qual  parlar  ?  ...  ohimè  qual  sangue  ? 
Art.    Del  fellon  da  me  svenato  ... 
Alai.  Ah  !  dov'  è  ? 

Art.  Nel  lago,  esangue. 

Alai.  Che  mai  festi  ? 

Art.  Il  tuo  tesoro  ... 

Leopoldo  ...  ucciso  io  V  ho. 
Alai.  Ah  !  il  fratel ... 

Art.  Fratello  ?  (  spaventato  ) 

Alai.  Io  moro. 

A  rt.  (dopo  un  momento  di  silenzio) 

Ti  fia  reso,  o  anch'  io  morrò. 
(  ascende  velocemente  alla  riva:  Alaide  lo  segue 
sbigottita) 


32  ATTO 
Alai.  Odi  •••  arresta. 

(  Arturo  si  precipita  nel  lago  ) 
Voci  lontane.  Un  uom  nell'onda! 

Alai.  Ciel  soccorso!  [cade  in  ginocchio  nel 

luogo  dove  fu  ferito  Valdeburgo  ) 
Voci  più  vicine.  Aita,  aita!... 

SCENA  XV. 

Accorrono  da  varie  parti  gli  abitanti  del  lago  con  fiaccole.  Osbur- 
go  seguito  da  uomini  armati  si  presenta  sulla  rupe  ov'  è  pro- 
strata Alaide  ;  la  vede  e  la  solleva  da  terra. 

Coro  La  straniera  !  ...  sangue  gronda. 
Alai.  Sangue  !  ...  o  ciel  !  ... 

(  scende  inorridita  :  tutti  la  seguono  ) 
Coro  Perché  smarrita  ? 

Parla  ...  parla  ...  qual  eccesso  !  ... 
Qual  misfatto  hai  tu  commesso  ? 
Osh.    (Questo  acciar  di  sangue  intriso 

Riconosci  ? 
Alai.  Ah  !  lo  ravviso  ... 

Lo  ascondete  agli  occhi  miei  ... 
Ch'  io  noi  vegga  !  ...  orror  mi  fa. 
Coro  Empia  !  forse  ?  ... 

Alai,  (fuori  di  sè  )  Ah  !  sì,,  son  tale  ... 
L'amor  mio  fu  a  lui  fatale  ... 
Io  T  uccisi,  lo  perdei  ... 
Per  me  pena  il  ciel  non  ha. 
Coro  Tu  omicida  !  ...  ah  !  sì,  lo  sei ... 
Te  la  scure  punirà. 
(  Un  momento  di  silenzio  :  tuona,  lampeggia  ?  fi- 
schia  il  vento  nella  foresta.  Alaide  è  delirante  ) 


PRIMO  33 
Alai.  Un  grido  io  sento  ... 

Suonar  per  l' onda  ... 

Egli  è  un  lamento 

Di  lui  che  muor. 
Ciascun  si  taccia  ... 

Nessun  risponda  ... 

Ei  mi  rinfaccia 

Un  empio  amor. 
Ai  suoi  lamenti 

Vi  unite,  o  venti  ; 

Prorompi,  o  tuono, 

Accusator. 
Io  V  ho  perduto  ... 

10  Tho  voluto  ... 
Non  v'  è  perdono 
A  tanto  error. 

Coro  Paventa,  indegna, 

11  ciel  si  sdegna  ; 

T5  annunzia  il  folgore 
Il  suo  furor. 

(La  tempesta  è  al  colmo.'—  Oshurgo  e  gli  armatila 
circondano  e  la  traggono  seco.  Cala  il  sipario) 


FINE  DELLTATTO  PB1M0. 


3 


il  'I  7  X>  §  IS  (Q  f)  l  !£)  | 


SCENA  PRIMA 

Gran  sala  ove  si  raduna  il  Tribunale  degli  Speda- 
beri,  alla  cui  giurisdizione  è  soggetta  la  provincia  : 
Porta  in  prospetto. 

Air  alzarsi  del  sipario,  i  Giudici  sono  tutti  assisi  sui  lor  scanni, 
e  in  mezzo  a  loro  in  seggio  più  elevato  è  il  Priore  che  pre^ 
siede  al  Tribunale  :  da  un  Iato,  dinanzi  ai  giudici,  è  Orsburgo 
accompagnato  dai  terrazzani,  che,  da  lui  sedotti,'  depongono 
contro  Alaide.  La  sala  è  circondata  di  guardie. 

JlPr.  Udimmo.  Il  tuo  racconto 

Avvalora  i  sospetti.  A  lei  dinante 
Sosterrai  tu  quanto  hai  riferto  a  noi  ? 
Rifletti  ancora. 

E  dubitar  ne  puoi  ? 
Quel  che  vid'  io  soltanto,  e  vider  meco 
Tutti  costor,  narrai.  Piacesse  al  cielo 
Ch'  ella  sgombrar  potesse  ogni  sospetto! 

JlPr.  L'  accusata  si  guidi  al  mio  cospetto. 

Osb.   (  Ardir.  Non  puote  Arturo 

Custodito  smentirmi,  e  compro  ha  P  oro 
Chi  lo  trasse  dall'  onde  e  a  lui  soccorse.  ) 

Coro  Eccola. 


ATTO  SECONDO 


SCENA  li. 

A  laide  in  mezzo  alle  guardie  :  essa  è  coperta  da  un  gran  velo 
nobile  n  è  il  contegno,  e  nel  tempo  istesso  modesto.  Il  prio 
he  T  osserva  alcuni  momenti,  quasi  colpito  di  qualche  rimem 
branza. 

JlPr.  (  E  a  tanto  error  costei  trascorse  ? 

Ti  appressa  ...  e  il  ver  rispondi. 
Chi  sei  tu  ? 

Alai.  La  Straniera.  A  me  tal  nome 

Die  la  sventura,  e  cancello  per  sempre 
Il  nome  eh'  io  portava  ai  dì  ridenti. 

10  P  obbliai. 

//  Pr.  (  Qual  voce  !  e  quali  accenti  ! ...  ) 

Jeri  fu  morto,  e  spinto 
Valdeburgo  nel  lago,  e  tu  sul  lido, 
Di  sangue  intrisa,  rinvenuta  fosti 
Sbigottita,  tremante.  Il  tuo  terrore, 

11  tuo  stesso  parlar,  ed  il  mistero 

In  cui  ti  avvolgi,  son  bastanti  a  farti 

Comparir  delinquente. 

Discolparti  puoi  tu  ? 
Alai.  Sono  innocente. 

Il  Pr.  Fosti  di  tanto  eccesso 

Tu  spettatrice  ? 
Alai.  No. 
Il  Pr.  Vedesti  almeno 

La  vittima  ? 
Alai.  Neppur. 
//  Pr.  Perchè  dicesti 

Ch'  era  ali*  ucciso  V  amor  tuo  funesto  ? 
Alai,  (tace  vivamente  commossa) 


56  ATTO 

Il Pr.  Perchè  ?  favella. 

Alai.  Mio  secreto  è  questo. 

Il  Pr.  Sciagurata  !  lo  svela. 

11  segreto  ti  perde. 
Coro  In  tua  difesa 

Nulla  produr  puoi  tu  ? 
Alai.  Nulla. 
IlPr.  Ii<  non  sai 

Qual  t'  aspetta  destiti  ? 
Coro  Morte  ò  sospesa 

Sul  capo  tuo. 

SCENA  III. 

Arturo  si  precipita  nella  sala  affannoso  ed  anelante. 

Art.  Morte  cadrà  sul  mio. 

Tutti  Arturo  ! 

Art.  Ella  è  innocente  :  il  reo  son  io. 

Osb.    Giudici,  noi  credete  ... 

Egro  ei  giacea  ...  vaneggia  ancor  ...  delira. 
Art.   Ribaldo  !  E  chi  t' inspira 

Si  ria  menzogna  ?  Io  Valdeburgo  uccisi^ 

Lo  giuro,  o  Cavalier,  io  che  furente, 

E  ben  lo  sa  costui, 

Un  mio  rivai  credei  punire  in  lui. 
Alai.  (Misero  !) 

Osb.  (Ei  si  è  perduto.) 

Coro  (E  il  ver  parlo?) 

Il  Pr.  Straniera,  udisti  il  Conte. 

Ex  desso  F  uccisor  ?-  Tu  taci  ?  -  Assolta 
Non  sei  perciò  :  complice  sua  creduta 
Esser  tu  puoi. 

Art,  Complice  mia  ! 


SECONDO 

Coro.  La  scure 

Ambiduc  può  colpir  nel  punto  istesso. 


SCENA  IV. 

Si  apre  la  porta  in  fondo,  e  si  presenta  Valdeburgo 
pallido,  e  avvolto  in  bianco  manto. 

(Sorpresa  generale) 
Vaia1.  Ambi  fian  sciolti. 
Grido  generale.  Ah  !  Valdeburgo  ! 

Alai,  (arretrandosi  sbigottita)  E  desso. 

(silenzio  e  terrore  generale) 
Vald.       Sì,  li  sciogliete,  o  Giudici, 

Non  avvi  in  lor  delitto  : 

In  singoiar  conflitto 

Caddi  d'  Arturo  al  piè. 
Coro.      Oh!  qual  prodigio  ! 
IlPr.  E  sorgere 

Te  dalla  tomba  io  miro  ! 
VaJd.  Bando  al  terror:  miratemi  : 

U  aura  vital  respiro  : 

Del  lago  in  mezzo  ai  vortici 

Un  Dio  soccorse  a  me. 
Tutti    Tu  vivi?  (Alai,  si  getta  nelle  sue  braccia) 
Art.  (per  correre  a  lui)  Ah  gioia  ! 
Vald.  Scostati: 

Morto  son  io  per  te. 
Meco  tu  vieni,  o  misera, 

Lungi  da  queste  porte, 

Ove  celar  le  lagrime 

Ti  scorgerà  la  sorte  ; 

Tomba  ove  ignota  scendere 

La  terra  a  te  darà,  (per  trarla  seco) 


38  ATTO 
Art.        Oh  !  Valdeburgo  ! 
Vald.  Arrestati  : 

A  me  straniero  or  sei. 
Coro  Odi  :  partirsi  incognita 

Non  può  da  noi  costei. 

La  ìegge  il  vieta:  scoprasi. 
Vald.  (tornando  in  dietro  si  rivolge  al  Prio.) 

A  lui  si  scoprirà. 
Alai.  (  ritira  il  velo  in  modo  che  sia  veduta  dal  solo 

Priore) 

Il  Pr.  Ah!  (maravigliato) 
Alai.  Taci. 

//  Pr.  (al  Coro.)  Uscir  può  libera  . .  . 

(ad  Alaide.)  A  noi  perdona,  e  va. 
(//  Coro  che  avea  circondato  A  laide  e  Valde- 
burgo rispettosamente  si  scioglie,  e  lascia  li- 
bero il  passo  a  Valdeburgo) 
Coro.        (  Tanto  confuso  il  Preside  ! 

Così  per  lei  commosso  \) 
Art.         (Me  la  rapisce  il  barbaro, 

E  oppormi  a  lui  non  posso  !  ) 
Coro        (  Mistero  inesplicabile  ! 

Costei  chi  mai  sarà  ?  ) 
Vaici.       Ella  perdona^  ed  ultimo. 
Eterno  addio  vi  dà. 
(  V  aldeburgo  conduce  seco  A  laide:  la  porta  del 
fondo  si  chiude.  Il  Coro  rimane  maravigliato. 
Arturo  si  allontana  in  atto  di  estrema  desola- 
zione.) 


SECONDO 


SCENA  V. 

Il  Priore^  Osburgo,  Cavalieri  e  popolo» 

//.  Pr.  Tu  che  osasti  mentir  a  questo  iti  faccia 
Augusto  tribunal,  trema.  -  Se  astretto 
Da  possente  cagion,  lascio  per  ora 
Impunito  il  misfatto,  io  noi  perdono* 

Osb,     Se  reo  son  io,  noi  sono 
Che  di  soverchio  zel. .  . 

77  Pr.  Alla  tua  colpa 

Scuse  non  ricercar,  se  investigarne 
Le  cagioni  io  non  cerco.  -  Esci,  e  presente 
Abbi  al  pensiero  ognor,  che  i  passi  tuoi 
Son  esplorati,  e  a  me  fuggir  non  puoi. 

(  Osburgo  parte  col  popolo) 

SCENA  VI. 

Il  Priore  e  i  Cavalieri. 

Il  Pr.  »  Voi  che  presenti  foste 

»  A  sì  mirabil  caso,  e  interrogarmi 
»  Non  vi  attentate,  forse  un  dì  potrete 
«  Di  tanto  arcano  sollevare  il  velo» 
?j  Per  or  vi  basti,  e  il  cielo 
»  Ne  chiamo  testimon,  che  la  Straniera 
»  Giustificata  è  appien  ;  che  donna  in  terra 
»  Non  avvi  al  par  di  lei  scevra  di  colpa  ^ 
m  Che  non  è  cavalier  chi  ancor  P  incolpa. 

(partono) 


4o 


ATTO 
SCENA  VIL 


Interno  della  capanna  ov''  abita  la  Straniera, 
Arturo  entra  guardingo  ec. 

Art.  A  tempo  io  giungo  . . .  Ei  non  partì  . .  .  qui  trasse 
La  soffrente  Alaide.  -  »  Udirmi,  udirmi 
r>  Dovranno  entrambi,  o  di  mia  man  trafitto 
79  Vedermi  qui . . .  sulle  vietate  soglie. 
t  Vadasi  or  tosto  -  Ahi  !  qual  timor  mi  coglie  ! 
Con  qual  cor,  con  qual  fronte 
Di  Valdeburgo  sosterrò  P  aspetto, 
Io  sciagurato,  io  tinto 

Del  sangue  dell'amico?  .  .  .  Ebben,  vendetta 
Prenda  dime  qual  vuol,  purch'ei  m'ascolti, 
Pur  clic  un  istante  sol  vegga  il  mio  pianto  ! 
(  va  per  entrare:  si  presenta  Valdeburgo) 

Valà.  Tu  qui!... 

Art.  Deh  !  Valdeburgo  . . . 

Vaici.  E  osar  puoi  tanto  ? 

Chi  ti  conduce  a  me  ? 

Art.  Dolor,  rimorso, 

Vergogna,  amor,  tutti  gli  affetti  insieme 
Che  più  straziano  un  cor.  -  Oh  !  tu  che  amico 
Mi  hai  stretto  al  sen?  del  mio  soffrire  estremo 
Tu  non  avrai  pietade?  A  me  per  sempre 
Chiuder  vorrai  le  braccia? 
JSald.  Il  sangue  sparso 

Fra  noi  s1  innalza,  e  ci  divide,  e  tronca 
Ogni  legame  che  nostri  alme  unìa. 
Lasciami. 


SECONDO  4 i 

Art.  Non  andrai  .  . .  mi  uccidi  in  pria. 

(arrestandolo) 

Vald.  Che  vuoi  da  me?   Che  ardisci 

Sperare  ancor? 
Art  H  tuo  perdono  e  quello 

DelP  offesa  Alaide* 
Vald.  Il  mio  . . .  s5  ei  puote 

Consolarti  un  istante  ...  io  noi  ricuso } 
Quel  d?  Alaide  . . .  solo  in  ciel  V  avrai. 
Art  Ch'  io  V  implori  da  lei  . . . 
Vald.  Da  lei?  Giammai. 

Art.  E  chi  potrà  vietarmi 

di'  io  mi  prostri  al  suo  pie  ? 
Vald.  Tu  il  chiedi  ?  Il  vieta 

D?  Alaide  la  vita,  e  la  sua  pace. 
Egra,  languente  giace. 
Priva  di  sensi  quasi  . . . 
Art.  Ella  !  gran  Dio  ! 

Sgombrami  il  passo  ...  io  son  furente,  insano  ... 
Vald.  Fermati,  e  un'  altra  volta  arma  la  mano. 
Sulla  salma  del  fratello 

T^apri  il  passo,  a  lei  t'invia  : 
Del  mio  sen  tu  sai  la  via, 
Non  ti  resta  che  ferir. 
Art.     Ah  pietà  ! . .  non  io  favello  ^ 
È  un  amore  disperato  , .  . 
È  il  dolor  di  un  cor  piagato, 
E  V  angoscia  del  morir. 
Vald.  (Infelice!) 

Art.  A  te  mi  prostro  . .  .  (supplichevole) 

Ch'  io  la  vegga  un  sol  istante! 
Vald.    Vanne  dunque,  e  reca,  o  mostro, 

Morte  a  lei  col  tuo  sembiante  .  .  . 


/,2  ATTO 

Leggi  in  volto  alla  giacente 
Il  terror  di  te  presente; 
Da  quel  labbro  scolorito 
Odi  un  muto  maledir  !  . .  . 

Art.     Ah  !  n'ori  più . .  .  così  abborrito  ? 

Vald,   Tu  lo  merti  ... 

Art.  Oh  rio  martir  ! 

Vald.  Tu  togliesti  alla  dolente 

Ogni  speme  di  riposo  . . . 
Tu  tradisti  un'innocente 
Che  ti  amò,  ti  elesse  sposo. . . 
Un  amico  hai  tu  trafitto  .  .  . 
Violato  onore  e  fè  . . . 
Oual  ti  resta  far  delitto? 
Chi  più  reo  sarà  di  te  ? 

Art.      Ab!  non  sai  di  un  core  ardente 
II  deliro  tormentoso  . . . 
Offuscata  è  la  mia  mente, 
Per  me  il  cielo  è  tenebroso  . . . 
Altra  luce  non  vegg'io 
Che  Alaide  innanzi  a  me. 
Ah  !  morir,  morir  desio 
Se  più  guida  a  me  non  è. 

Vald.    Forsennato  !  e  insisti  ancora  ì 

Art.      Che  far  debbo?  Chi  mi  regge? 

Vald.   Alaide  all'  ultitn'ora 

Ti  favella  e  a  te  dà  legge  .  . . 

Art.      Tarla  . . .  parla. 

Vald.  Estingui  in  petto 

Un  dannato  e  cieco  alletto  .  . . 
D' Isoletta  alfln  pietoso, 
Porgi  a  lei  la  man  di  sposo, 
E  tranquilla  e  consolata 


SECONDO  43 

Alai'de  ancor  vivrà. 
Art.     Viva,  ah  !  viva,  e  sia  placata . . . 

Il  mio  cor  s' immolerà. 
Ma  in  mercede  almen  di  questo 

Sacrificio  a  cui  m'appresto... 

Sia  presente  in  quel  momento,..  , 

Mi  sostenga  nel  cimento  . . . 

La  virtù  ch'io  non  avrei. 

Un  suo  sguardo  a  me  darà. 
Vaiti.    E  obbedir  prometti  a  lei? 
Art.      Lo  prometto. 
Vald.  Ebben  verrà. 

Tergi  il  pianto,  e  vanne  ornai 

A  mertar  perdono  e  pace: 

Del  coraggio  che  non  hai 

All'  aitar  sarai  capace  . .  . 

Il  tuo  cor  rigenerato, 

Nuovi  sensi  acquisterà.  .. 
La  memoria  del  passato 

Come  sogno  sparirà. 
Art     Ah!  se  me  non  vuoi  spergiuro, 

Se  a  soffrir  mi  vuoi  capace; 

Non  parlarmi  del  futuro, 

Non  offrirmi  un  ben  fallace  . . . 

Quanto  io  sono  sventurato, 

11  tuo  core  appien  lo  sa  .  . . 
La  memoria  del  passato 

Sol  con  me  morir  potrà.  (  partono) 


44 


ATTO 


SCENA  Vili. 

Gabinetto  <T  Isoletta  nel  castello  di  Montolino. 

Isoletta  sola.  Ella  è  in  abito  dimesso,  e  profonda- 
mente addolorata. 

Ne  alcun  ritorna?  .  . .  Oh!  cruda, 
Dolorosa  incertezza!  Ognun  mi  lascia 
Quel  che  avvenne  ignorar.  -  Tutto  è  mistero. 
E  tristezza,  è  squallor  quanto  qui  vedo. 
Àrtur     abbandonò . .  .  che  più  richiedo  ? 
Se  al  crudele  intatto  io  serbo 
Il  candor  della  mia  fede, 
Ah  !  perchè,  perchè  non  riede 
All'  amplesso  del  suo  ben  ? 
Questa  è  pure  la  mercede  

SCENA  IX. 

Coro  di  Cavalieri  e  detta. 

Vieni  all'  ara,  Artur  t'  attende  : 
E  fia  vero?  A  tanta  gioia 
Troppo  angusto  è  questo  sen. 
Con  qual  foco  ,  dell'  Imene 
Le  catene  -  io  bacierò  ! 
DelP  amore  -  al  dolce  incanto 
Tutto  il  core-schiuderò  • 
Sul  mio  petto-qual  diletto  !  - 
Padre  e  sposo  stringerò. 
A  sì  tenero  momento  - 
Di  contento-morirò. 


Coro 
Isol. 


SECONDO 
Coro  Son  cessate  ornai  le  pene, 

Schiudi  V  anima  al  contento. 
Un  sì  tenero  momento 
Ogni  affanno  compensò. 

SCENA  X. 

Atrio  che  mette  al  tempio  degli  Spedalieri. 

(Il  luogo  è  occupato  dal  corteggio  nuziale  ) 
Dame  e  Cavalieri. 
Coro 

Dame  E  dolce  la  Vergine 

Qual  luna  modesta 
Che  i  teneri  desta 

Pensieri  del  cor. 
Cava.  E  fervido  il  giovine 

Qual  sole  di  maggio 

Che  avviva  d5  un  raggio 

La  prole  dei  fior. 
Dame  Oh  !  quanti  costarono 

Sospiri  agli  amanti 

Quegl'  occhi  brillanti 

Di  onesto  pudor  ! 
Cava.  Oh  !  quante  destarono 

D'amore  scintille 

Le  ardenti  pupille 

Spiranti  valor  ! 
Tutti  Ma  fu  di  mill5  anime 

La  fiamma  negletta  : 

D' Arturo  è  Isoletta  : 

Ex  scelta  d'  amor. 
Tal  gode  alP  anemone 

Superbo  fiorente, 


46  ATTO 

Vi'ola  innocente 
Unire  il  cultor. 

SCENA  XI 

Il  Conte  di  Montolino;  Isoletta  e  Arturo  ; 
indi  Valdeburgo  Alaide. 
(Isoletta  ha  in  capo  una  corona  di  rose.) 

Mori.  33  Dolce  di  un  padre  al  cor  suona  la  voce 

33  Che  plaude  al  lieto  evento,  onde  son  paghi 
33  DelP  Armorica  i  voti,  e  il  desìr  mio. 
Isol.  3>  (Impallidisce  Artur.) 
Art.  (Dove  son  io  !) 

Mori.  33  Siate  presenti  al  rito, 

33  Ed  ai  paterni  a'ugurj  unisca  i  suoi 
3>  La  sincera  amistà,  V  amor,  la  fede. 
(Esce  dalla  folla  Valdeburgo.  Una  donna  coperta 
d'un  gran  velo  si  presenta  da  lontano  e  si  nascon- 
de dietro  i  monumenti  delV  atrio^  non  veduta  da  al- 
cuno. Arturo  si  accorge  di  Valdeburgo  e  gli  corre 
incontro.) 
Art.  Valdeburgo  ! 

Vald.  (Coraggio  :  ella  ti  vede.) 

Isol.  Arturo  ! 

Art.  (senza  badare  a  Isol.)  (Io  tremo  ...  il  piede 

Mi  sostiene  a  fatica.)  (a  Valdeburgo) 

Isol.  {avvicinandosi  a  lui)  Artur  non  m7  odi  ? 

33  Ne  un  guardo  sol,  uè  un  detto 

A  me  rivolgi  ?  . . . 
Art.  (scuotendosi)  Io  . . .  si  t:  ascolto  ...  io  debbo 

A  te  sola  pensar ...  ed  in  te  sola 

Sono  assorti  i  miei  sensi. 
[suona  la  squilla  del  tempio  il  quale  s"*  illumina.) 


SECONDO 
SCENA  XII. 


47 


Il  Priobe  con  alcuni  Cavalieri  si  presenta  alla  gran  porta. 

// Pr.  Già  dell'altare  al  piò  fuman  gP  incensi. 

Voi  soli  attesi  siete. 
Mon.  Andiate  :  la  destra 

Porgi  alla  sposa  tua. 
Art.  {con  sommo  turbam.)  Va. . .  mi  precedi  . . . 

Tutto  all'  uopo  disponi  . . .  ultimo  io  chiedo 

Con  lei  venirne. 
Mon.  Al  tuo  volere  io  cedo.  {parte) 

SCENA  XIII, 

Arturo,  Isoletta,  Valdeburgo,  e  Alaide  nascosta. 

Vald.(Q\\e  far  vuoi  tu  ?  Rammenta 

1  giuramenti  tuoi.) 
Art.     ^  (Misero!) 
Isol.  (osservando  Art.  con  somma  ansietcì) 

E  quale 

Sul  tuo  volto  pallor  ?  Che  volgi  in  mente  ? 

Art.  Non  so  ...  Qual  uom  demente, 

Non  conosco  me  stesso  . ..  Ah  !  quel  ch^  io  soffro 
Immaginar  non  può  pensiero  umano. 

Vald.  (Infedeli) 

Art.  Ma  son  teco  . . .  Ecco  la  mano. 

Stringila  oinai  ...  ti  affretta 
Pria  che  tolta  ti  venga  ... 
{Isoletta  stende  la  mano  tremando.  Si  mostra  A  lai- 
de :  le  fugge  un  sospiro,  e  piega  il  capo  sur  un 
mona  mento.) 


/f8  ATTO 

Alai.  Ah! 

Art  (yeggendo  A  laide)        Cielo  1 

Isol.  EN  fredda  . . . 

Fredda  come  il  tuo  cor  .  ♦ .  Oh  Arturo  1  Arturo  ! 
Perchè  mi  hai  lusingata? 
Non  più  Imene  per  me  . . .  non  sono  amata  ! 
(Si  copre  il  volto  lagrimando.  Valdeburgo  la  sostiene.) 

Vald.  Si  !  tu  il  sei. 

{Con  fermezza  prendendo  per  un  braccio  1 r solet- 
ta,  e  dando  urì  occhiata  di  rimprovero  ad  Ar- 
turo?) 

Isol.  Noi  fui  giammai. 

Dal  mio  ciglio  è  il  vel  caduto. 
Art.  Oh  Isoletta  !  . . .  tu  non  sai  . . . 

Isol.  Io  so  tutto. 

Alai.  (Oh  cielo  !  aiuto  !) 

a  4 

Vald.     c    (Sei  presente  ad  Alaide  (ad  Arturo) 

1    Ella  t'  ode,  o  maneator.) 

Is.,  Art.  j  (Qual  sarà  dolor  che  uccide, 

e  Alai.    \    S5  io  resisto  al  mio  dolor  !) 

A rt.        Deh  !  perdona . . . 

Isol  Taci,  Arturo  . .  • 

Infelice  io  non  vo5  farti  : 
Da'  miei  mali  i  tuoi  misuro  . . . 
Sciolto  sei .. .  da  me  ti  parti.  - 
Lungi,  o  rose  :  a  me  si  addice 
Trista  benda  di  squallor. 
(Si  strappa  la  ghirlanda  nuziale.  A  laide  si  scuole, 
e  si  avanza  risolutamente.) 

sllai.  Ferma. 

Vald.  (EN  dessa.) 

Art.  (  Oh  me  infelice  !) 


SECONDO  /f9 
Isol.  A  che  vieni  ? 

Alai.  A  farti  cor. 

Isol.        Chi  sei  tu,  che  in  tal  momento 

Hai  per  me  cotanto  zelo  ?  .  .  . 
Alai.        La  Straniera.  (scoprendosi) 
Isol  (attonita)  Oh  mio  spavento  ! 

Alai,  (li  prende  entrambi  per  mano.) 

All'  aitar  vi  chiama  il  cielo  : 
Ubbidite  -  me  seguite  . . . 
Là  comincia  il  vostro  amor. 
{A laide  strascina  seco  nel  tempio  Arturo  e  Isoletta, 
senza  dar  loro  il  tempo  di  riaversi.  Valdeburgo  li 
segue.) 

SCENA  XIV. 

Dopo  alcuni  momenti  esce  dal  tempio  Alaide  :  ella  è 
tremante,  agitata  e  quasi  fuori  di  sè. 

Alai.  Sono  ali1  ara . ...  Barriera  tremenda 
Fra  noi  sorge  .  .  .ed  io  stessa  1'  alzai! 
Più  non  veggo  . . .  ardo,  agghiaccio  a  vicenda  . . . 
Non  V  amore,  la  speme  lasciai. 
(Sl 'inginocchia,  e  stende  le  mani  al  cielo  pregandolo.) 
Ciel  pietoso,  in  si  crudo  momento 

Al  mio  labbro  perdona  un  lamento  . . . 
EN  P  estrema  favilla  -d'  un  foco 
Che  fra  poco  -  più  vita  non  ha.  é 
Se  i  sospiri,  se  i  pianti  versati 
I  tuoi  sdegni  non  hanno  placati. 
Questo  almeno  ti  renda  propizio 
Sacrifizio  -  che  il  core  ti  fa. 
(Odesi  musica  religiosa  nel  tempio:  un  Coro  intona 
P  inno  nuziale.  Alaide  sorge  sbigottita,  e  porge 
V  orecchio.) 

4 


V 


5o  ATTO 
Coro  Pari  all'  amor  degli  angioli, 

Nume,  è  il  lor  casto  affetto  . . . 
Ascenda  al  tuo  cospetto 
Come  d' incensi  odor. 
Alai,  (durante  il  canto)  Ahimè  !  comincia 

Il  rito  nuzial  !  .  .  .  Fuggiam  . .  .  non  posso .  .  . 
Vacilla  il  piò  .  .  .  Tutto  vuotar,  gran  Dio, 
Questo  nappo  crudel,  tutto  degg'  io. 
Coro  Stringi  le  due  belP  anime 

Come  i  beati  in  cielo  . . . 
Come  in  un  solo  stelo. 
Fiore  si  unisce  a  fior. 
Alai  Ah  !  sì  . . .  felici 

Vivano  insiem  ...  Ma  più  non  oda  Arturo 
Il  mio  nome  suonar.  Udiam  .  . .  Silenzio 

(cessa  la  musica 
Succede  ai  canti  del  devoto  Coro  . . . 
Il  giuramento  ...  è  proferito  ...  io  moro. 
(si  abbandona  a!  piedi  di  un  monumento.) 

SCENA  XV. 

Odesi  tumulto  dal  tempio  e  gridare  di  molte  voci.  Da  li  a  poco 
n'  esce  Ahturo  precipitosamente,  e  come  fuori  di  sè.  Alaide 
si  scuote. 

Coro       Vaneggia  ...  Il  passo  ,  . .  sgombrisi . . . 

(di  dentro) 

Sostengasi  Isoletta  .  . . 
Art.        Ancor  ti  trovo.  Reggendo  Alaide) 

Alai.  »  Ahi  misera  ! 

Art.         Seguimi.  .  .  il  passo  affretta. 

»  Da  me  volean  dividerti . . . 


SECONDO  5i 

33  Giammai.  .  .  tu  sei  con  me. 

(P  afferra  per  un  braccio) 
Alai.       Ah  !  che  mai  tenti  ? 
Art  O  vivere 

O  morir  teco  io  tento. 
Alai.  Lasciami. 
Art.  Vieni .  .  . 

Alai.  ,  Ah  !  sentimi .  . . 

Art.       Sol  le  mie  furie  io  sento. 

{strascinandola) 

Alai.       Aita,  aita  ! 

A rt.  5?  In  vano  .  . . 

33  Non  mi  uscirai  di  mano  } 

??  Chi  primo  s'  awiòina, 

33  Morto  ca#rammi  al  piè. 

(snuda  la  spada) 

SCENA  ULTIMA. 

Il  Pbiobe  degli  Spedalieri,  Coro  e  Popolo  :  tutti 
accorrendo,  poi  Valdebubgo. 

JlPr.        Chi  veggo  ?  La  Regina  ! 

Tutti  Regina  ! 

Art.  Quale  ?  ov'  è  ? 

(vivamente  percosso) 
HPr.  Tu  l'hai  presente  .  .  .  Mirala  ; 

Onora  Agnese  in  lei. 

Spenta  è  Isemberga,  e  riedere, 

Regina,  al  soglio  dèi. 

Mi  annunzia  il  lieto  evento 

Con  questo  foglio  il  Re. 


5b  ATTO  SECONDO 

Art.  Sovra  il  mio  corpo  spento 

(si  scuole,  e  si  precipita  innanzi  ad  Agnese) 

Ritorna  al  soglio.  (si  trafigge) 

Tutti  Ahimè  /  (inorriditi) 

Alai.  Arturo!  Arturo  !  (per  accorrere  a  lui) 

J^ald.  (arrestandola)  Scostati. 

Deh  !  si  soccorra. 
Tutti  Ei  muore. 

Alai.        Muore  !  cT  amore  è  vittima. 

Del  mio  funesto  amore  .  .  . 
HPr.  Regina! 
Vald.  Agnese  ! 

Tutti  (confortandola)  Calmati, 

Riedi,  deh  !  riedi  in  te. 
Alai.  (nelV  estrema  disperazione.) 

Or  sei  pago,  o  ciel  tremendo, 

Or  vibrato  è  il  colpo  estremo  .  .  . 

Più  non  piango  -  più  non  temo 

Tutto  io  sfido  il  tuo  furor. 
Morte  io  chiedo,  morte  attendo  } 

Che  più  tarda,  e  in  me  non  piomba  ?  .  . 

Solo  il  gelo  della  tomba 

Spegner  puote  un  tanto  amor  ! 
Tutti  Ah  !  lo  spirto  P  abbandona .  .  . 

Ciel  perdona -un  tanto  error  ! 
(Alaide  si  abbandona  fra  le  braccia  del  Coro) 


fise  del  Melodramma.